Studio Legale Bolzani Cerrato
©2020 Studio Legale Bolzani Cerrato

Quando viene meno assegno di mantenimento per figlio maggiorenne?

Fine dell'obbligo al mantenimento per il figlio maggiorenne

Con una recente pronuncia la Suprema Corte di Cassazione ha assunto un nuovo orientamento in materia di mantenimento del figlio maggiorenne. L’ordinanza 17183/2020 è già infatti stata definita come una pietra miliare della storia recente del diritto di famiglia in quanto si discosta in modo netto dal precedente orientamento assunto dalla Cassazione che già in precedenza si era più volte espressa sul tema affermando come l’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli non venga meno con il raggiungimento della maggior età da parte di questi ultimi, ma prosegua fino al raggiungimento dell’indipendenza economica da parte del figlio. 

Infatti, fino ad ora, il genitore che agiva nei confronti dell’altro per il riconoscimento del diritto al mantenimento in favore dei figli maggiorenni doveva necessariamente allegare il fatto costitutivo della mancanza di indipendenza economica. Al contrario, il genitore che voleva che venisse  accertato il venir meno del diritto al mantenimento del figlio avrebbe dovuto “provare che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero che il mancato svolgimento di un’attività produttiva di reddito dipende da un atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato dello stesso” (Cass. Civile n.19589/2011).

Ritenuto pacifico che il giudice non avrebbe certamente potuto prefissare in astratto un termine finale di persistenza dell’obbligo di mantenimento, allo stesso tempo, però, la tutela della prole non poteva neppure protrarsi all’infinito. Fino a che età, dunque, un genitore è obbligato a corrispondere il mantenimento al proprio figlio maggiorenne?

 La Corte di Cassazione, con l’ordinanza suddetta, ha affrontato tale aspetto sancendo un’inversione dell’onere della prova, che si sposta in capo al beneficiario: infatti, poiché raggiunta la maggiore età, si presume l'idoneità al reddito, sarà dunque il figlio maggiorenne che dovrà adoperarsi al fine di potersi procurare dei mezzi di sostentamento autonomi. Dunque, sempre avendo riguardo alla durata del percorso di studi sostenuto dal figlio ed al periodo di tempo del quale un giovane laureato ha bisogno, secondo le logiche del mercato del lavoro, per trovare un’occupazione ed essere autosufficiente economicamente, l’assegno di mantenimento sarà dovuto al figlio maggiorenne solo allorquando lo stesso non abbia potuto trovare un impiego per una causa a lui non imputabile.

La ratio di tale decisione si fonda sulla frequente impossibilità per un genitore estraniato dalla vita del figlio ormai maggiorenne di procurarsi le più elementari informazioni sulle sue attività – se lavora, se frequenta regolarmente l’università, se dà esami ecc. – per motivi legati alla sua privacy  e dunque di documentare la cessazione dell’obbligo. Si determina una diversa lettura dell’art. 337 septies c.c. fissando due punti fermi relativamente agli oneri economici verso il figlio maggiorenne: si afferma la non automaticità dell’obbligo di mantenimento e, in secondo luogo, si chiarisce che l’eventuale assegno trova il figlio quale diretto destinatario, andando così ad eliminare ogni precedente dubbio. 

Con tale pronuncia la Suprema Corte fa appello al dovere dei figli maggiorenni di essere autoresponsabili, sostenendo come, affinché sia correttamente inteso, il diritto al mantenimento del figlio maggiorenne occorre che la concreta situazione economica non sia il frutto di scelte irragionevoli e sostanzialmente volte ad instaurare un regime di controproducente assistenzialismo, nel disinteresse per la ricerca della dovuta indipendenza economica.