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Maternità surrogata in Italia: l'invito della Corte Costituzionale.

La corte costituzionale e l'apertura alla maternità surrogata in Italia

Il 9 marzo 2021 veniva pubblicata la sentenza della Corte Costituzionale n. 33 del 2021, la quale risponde alla richiesta a lei avanzata dalla Corte di Cassazione ad aprile 2020. 

 
Il caso in oggetto riguarda un bambino nato in Canada nel 2015, da un progetto genitoriale condiviso da uomini sposati in Canada, entrambi cittadini italiani, in seguito a maternità surrogata.
 
Il bambino era infatti stato partorito da una donna alla quale era stato impiantato un embrione formato con i gameti di una donatrice anonima e di uno degli uomini della coppia. 
 
In Canada, anche se inizialmente l’atto di nascita menzionava solo il padre biologico, a seguito di ricorso da parte dei partners, entrambi erano stati considerati genitori del bambino. 

I due uomini avevano chiesto all’ufficiale di stato civile italiano di rettificare anche l’atto di nascita del bambino in Italia, sulla base del provvedimento canadese.

Il nostro ordinamento però prevede il divieto del ricorso alla tecnica di maternità surrogata e pertanto la Corte di Cassazione nel 2019 in merito ad un caso simile, aveva stabilito che il riconoscimento del rapporto di genitorialità tra un bambino nato in seguito a maternità surrogata e il genitore “d’intenzione” trovasse nel nostro ordinamento l’ostacolo del divieto di tale tecnica e quindi costituisse violazione dell’ordine pubblico.

Nel 2020 però la Corte non ha condiviso il proprio precedente orientamento e ha rimesso alla Corte Costituzionale una decisione in merito, in particolare alla luce del diritto europeo che tutela la vita privata del bambino e richiede che il diritto nazionale offra una possibilità di riconoscimento del legame di filiazione con il genitore d’intenzione. 
 
A tale effetto si potrebbe giungere con la trascrizione dell’atto di nascita straniero nei registri di stato civile o permettendo l’adozione da parte del genitore d’intenzione con modalità che garantiscano l’effettività e la celerità della procedura, al fine di percorrere il superiore interesse del minore. 
La Corte di Cassazione in quella occasione ha osservato come l’attuale diritto vigente in Italia non sia adeguato rispetto agli standard di tutela dei diritti del minore e come il genitore non biologico sia posto in una situazione di inferiorità rispetto al genitore biologico.

La Corte Costituzionale, con la recente sentenza in esame, ha ceduto il passo alla discrezionalità del legislatore, “nella ormai indifferibile individuazione delle soluzioni in grado di porre rimedio all’attuale situazione di insufficiente tutela degli interessi del minore”. Ha quindi affermato che il compito di adeguare il diritto vigente alle esigenze di tutela degli interessi dei bambini nati da maternità surrogata - nel bilanciamento tra la legittima finalità di disincentivare il ricorso a questa pratica e l’imprescindibile necessità di assicurare il rispetto dei diritti dei minori - spetta al legislatore.